intervista-riccarda-zezza-video-rai-economiaSecondo gli ultimi dati Istat, il 30% delle donne occupate ha lasciato il lavoro dopo la gravidanza: il tasso di abbandono del lavoro per le donne nate dopo il 1964 è al 25% e il dato risente della crisi, essendo peggiorato tra il 2005 e il 2012.
Il punto è che, in questo modo, le aziende perdono il capitale umano costituito dalle donne che abbandonano il lavoro dopo i figli, proprio nel momento in cui diventano più competenti.
Investire sulle neomamme può aumentare la competitività di un’azienda: questo è ciò che è alla base di “Maam – maternity as a master”, che può essere definito un percorso, o forse molto di più un cambiamento radicale nell’approcciare, dal punto di vista aziendale, alla maternità, ribaltando completamente il modo di pensarla e rivoluzionando l’idea stessa di leadership.

Le aziende spendono 1 miliardo di euro in corsi di formazione, per far sviluppare ai propri manager le cosiddette competenze soft come la capacità di leadership, quando invece esiste già una palestra di provata efficacia in casa propria, come è la maternità.

Autorevolezza, intensità di relazione, investimento continuo sull’altro, capacità di ascolto, strategie motivazionali: queste sono solo alcune delle competenze che si sviluppano nell’arco della maternità e che, se applicate al contesto aziendale, aumenterebbero l’empatia, le capacità di relazione e di delega. Il gruppo diventerebbe più forte e coeso: in sintesi, più efficace.


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